AETHUSA – L’OMBELICO DEL MEDITERRANEO – RECENSIONE

14 Marzo 2020 0 Di Ketty Zambuto
AETHUSA – L’OMBELICO DEL MEDITERRANEO – RECENSIONE

La cosa che più mi opprime quando voglio iniziare a mettere su carta, opss su tasti, le mie emozioni o considerazioni, è per l’appunto iniziare nel modo giusto. Cerca e ricerca… non approdo a nient’altro che a lasciar correre, ma questa volta è diverso, voglio che a chi mi leggerà rimanga dentro una gran voglia di andare a vedere se in effetti tutte le mie impressioni ed emozioni siano vere, inizio con il dirvi che scriverò di una delle isole che mi ha preso il cuore: Linosa.

Isola minore delle Pelagie di forma quadrata tondeggiante di origine vulcanica perfettamente a metà strada tra il continente africano e l’Europa per questo chiamata l’ombelico del mediterraneo.

Sono stata sull’isola ben 3 volte, la prima, in estate, toccata e fuga, arrivo in mattinata dalla vicina Lampedusa (di cui vi ho già parlato in precedenza) giro panoramico in furgoncino, pranzo con degustazione delle pietanze caratteristiche del luogo e proposte di vendita di alimenti, caffè e ammazza caffè in veranda, in attesa dell’orario di partenza ci spostiamo al piccolo porto (più che porto è una banchina di attracco) qui prendiamo una ristorante granita ai gelsi (tipica dell’isola). Nel gruppo con me una coppia di turisti del nord, Verona mi pare, tutto ciò che vedevano era fantastico, dalla casetta diroccata ai faraglioni, dalla spiaggia di Pozzolana alla “troffa di saggina” (cespuglio di erbe appartenenti alla specie graminacee usate per fare le scope), non facevano altro che inneggiare alla pace e tranquillità idilliaca dell’isola, e che meraviglioso sarebbe stato, per loro, vivere in quel lembo di roccia lontano da tutto e da tutti, li guardavo tra ilarità e scetticismo poi compassione, perchè sapevo che appena si fosse presentato uno dei tanti problemi legati all’isola, e non avrei dovuto aspettare tanto visto il meteo, mi sarei goduta la scena. Infatti tutti seduti al bar del porto eravamo predisposti a partire con l’aliscafo proveniente dalla terra ferma (Agrigento) ma visto che si era alzato un pò di vento, era in ritardo. Ed ecco che la coppia comincia ad agitarsi, a dire che lo stato doveva far qualcosa per questo disagio e bla bla bla… comunque,

ho visto quello che volevano farmi vedere, non mi bastava.

Ritorno, sempre estate, giro a piedi ma poco tempo per una che, con la reflex in mano, vuole cogliere l’attimo di vita che in un posto come Linosa risulta essere eterno, per chi non vede nulla da vivere ed assaporare, e fuggente per chi come me gode dei minimi rumori della natura e della bellezza selvaggia di quest’isola per immortalarli e trasmettere quelle mie stesse sensazioni ed emozioni a chi guarda le mie foto, il mio tempo lo ha rubato un pò il lavoro un pò le amicizie del posto, quindi non assaporo e vivo il luogo, ma è abbastanza per una corsa al piccolo faro e ai faraglioni, catturare la bellezza delle onde del mare tranquillo lambire la roccia lavica, come a dirmi “io sarò qui ad aspettarti”.

sono partita con la consapevolezza di non aver visto nulla e quel nulla mi urlava di ritornare.

Terza volta, ritorno a gennaio, è lì che me ne innamorai, il meteo non era idilliaco al mio arrivo, e potei ammirare la forza del mare quando incontrava lo scoglio di lava nerissima, catturai gli schizzi di onde arrabbiate e cieli plumbei, Il tripudio di colori vivaci del piccolo centro abitato, la piscina naturale delimitata dai faraglioni, la salita al monte vulcano (197mt) che si specchia sopra Cala Pozzolana di Levante e una vegetazione che sembrava stesse aspettando me per essere ammirata. 

L’orologio a Linosa non ha lancette, il tempo è relativo, pacifico, và senza fretta di andare, ti aspetta, aspetta che tu ti decida a vivere il momento.

Anche il sole sia all’alba che al tramonto, ti avvisa per tempo e ti invita a non perderti lo spettacolo che è diverso ogni giorno e tutti i giorni suscita delle emozioni forti che sarebbe un sacrilegio non viverli, non immortalarli per portarli con te anche se solo in una foto.   

Ketty Zambuto

 

Se vuoi partecipare alle discussioni su questo tema e altro ti invito ad entrare nel gruppo Facebook di TouristApp.